Lupe è molto magra e ha i capelli corti: indossa una maglia nera, una minigonna e gambe lunghe e macchiate come quelle di un leopardo. Lupe è appoggiata al parafango di una vecchia Cadillac, i capelli corti e scompigliati e un orologio troppo grande al polso. Lupe, così magra, capelli corti e scompigliati, ha occhi di melma e di smeraldo e ti sorride come un ragno. Lupe ti conduce per mano verso la stanza di un hotel buio e spazioso: la stanza ha tutto ciò che serve per viverci qualche anno, un bagno e un bidet. In un silenzio straniante, come se voi foste gli unici ospiti dell’hotel o come se le pareti fossero troppo spesse, le gambe di leopardo di Lupe si annodano ai tuoi fianchi e lei si piega e affossa la testa nel tuo petto: sembra che stia cercando i tuoi capezzoli o forse il battito del tuo cuore.
È questo che voglio succhiarti, ti dice, il cuore. Lupe è la donna selvaggia, maestra selvaggia, guida selvaggia, la donna che vive alla fine del tempo e ai confini del mondo, la natura saggia e sapiente, il fiume sotto il fiume, Lupe è la patrona di tutti gli scrittori, i pittori, i pensatori, i ballerini, di coloro che compongono preghiere, di coloro che cercano e di coloro che trovano. Lupe, Guadalupe, wādī lupus, il fiume del lupo, o wādī al-lub, fiume dai ciottoli neri, Guadalupe sulla bocca di una donna araba che risale il corso di un affluente del Guadiana e su quella di una ragazza di origine azteca che osserva la vita scorrere da un sentiero del colle Tepeyac. Lupe, Guadalupe, il fiume nascosto, il fiume sotto il fiume, la storia sotterranea che si nasconde dentro un’altra storia, il racconto del come e non del cosa; Lupe è il gioco alla verità, la città dello spirito nascosta nella città terrena, la città in cui si vive tutti come pellegrini e non come schiavi o dominatori. Lupe corre per i boschi, le lupe corrono per i boschi, per sentieri selvaggi, per sentieri poco battuti, per le foreste e le spiagge, per i campi arsi e per i campi in fiore; Lupe corre, le lupe corrono, nel mondo dentro e nel mondo fuori, e la loro corsa svela il vero volto del mondo e il nostro autentico volto, svela che, come diceva Moosbrugger, il male è un trucco, svela che il male è al di fuori di noi e che possiamo sempre liberarcene, non importa che pesi ci trasciniamo dietro, non importa se nell’illusione del male siamo stati vittima o carnefice, o entrambi, basta un attimo di consapevolezza per riuscire a guardare correttamente e riconoscere il bene dietro la finzione.
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La fine del mondo
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