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Draghi, lupi, pipistrelli e intromissioni fuori campo del nostro cameraman e montatore Caio Bogoni: trovate tutto questo e molto di più nell’intervista a Laura Guerrieri.

Nonostante le promesse fatte all’autrice, non abbiamo tagliato nulla, quindi aspettatevi interruzioni, improvvisazioni canore e rotture della quarta parete.

Ecco l’incipit di Cosa finisce nel fuoco, il racconto che Laura ha scritto per il primo numero di Lupe: « Il lupo, nero come la fuliggine che lo ricopre, è chiuso in una cantina buia da un tempo ormai immemore. Davanti al suo muso teso ci sono una serie di fitte ragnatele che lo nascondono alla vista; il lupo vaga con la mente ai ghiacciai e alle nevi dove è nato, ma un rumore lo fa tornare alla realtà, di tutta quell’acqua è rimasto solo il gocciolio della condensa che trasuda dalle pareti per poi evaporare. Il lupo è nascosto nella zona della cantina più in ombra, più buia, perché aspetta. Come ogni notte aspetta solo una cosa: che la bambina compaia.»

Laura Guerrieri (1992), autrice e story editor, è appassionata di storie che fanno nascere comunità: scrittori, conquistate il pianeta! Pubblica racconti con Atlantide Edizioni, Capponi Editore, Marvin Rivista e Spore Rivista, dimostrando che le nevrosi stanno bene con tutto.

Finalista al workshop Le donne sanno ridere della Cattolica di Milano con un film comico, ha portato la serie 30 is the new 20 in semifinale al torneo Avrei un’idea del Giffoni, perché la crisi dei trent’anni è un genere narrativo. Ha realizzato il cortometraggio La macchia con la supervisione di Ugo Chiti e Francesca Archibugi e il suo spettacolo Dolores Martini ha debuttato in teatri come il Valle e l’India. Come story editor, aiuta autori e produzioni a trasformare idee in sceneggiature finanziate, perché i sogni sono belli, ma con i fondi sono anche meglio. Instagram: @laura_editingonpoint.

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Cosa finisce nel fuoco. Intervista a Laura Guerrieri. Lupe ̶ Letteratura selvaggia
Cosa potrà mai scrivere un appassionato di anime, manga, Cristina Campo, Indian Pale Ale, Roberto Bolaño e serie tv spagnole?

Scopritelo leggendo Naruto ricorda (e altri frammenti dalla fine del mondo) di Marco Gigliotti sul primo numero di «Lupe – Letteratura selvaggia».

Naruto ricorda (e altri frammenti dalla fine del mondo) è un racconto composti da tre parti, l’ultima delle quali inizia con questa frase: «Noi sappiamo già tutto, ancora prima di nascere, poi col passare degli anni dimentichiamo; nell’adolescenza e nella giovinezza riaffiorano alcuni ricordi, ma come se fossero frammenti di un sogno: per un attimo sono abbaglianti e quello dopo non sono mai esistiti.»

Ascoltate la nostra intervista a Marco Gigliotti per vedere come si possono innescare (e poi disinnescare) dieci diverse polemiche socioculturali in meno di venti minuti.

Marco Gigliotti (1982) è cresciuto ad Acquaformosa e ora vive a Roma. Qui si è laureato al DAMS, e, molti anni più tardi, in Filologia e Letterature Contemporanee. Tra le due lauree ha vissuto a Torino, Liverpool, Siviglia, Bournemouth e Londra. Ha lavorato come muratore, traduttore tecnico, addetto al call center di un’azienda informatica, revisore dei contratti per una banca, assistente in un’agenzia letteraria, content writer per un’agenzia di comunicazione, ghost writer e insegnante. Le sue scrittrici preferite sono Karen Blixen, Cristina Campo e George Elliot. I suoi scrittori preferiti sono Feodor Dostoevskij, Robert Musil e Marcel Proust. I suoi fumettisti preferiti sono Ai Yazawa e Hiroyuki Asada. In un’altra vita vorrebbe rinascere a Kouzu, giocare come ala piccola per la squdra di basket del liceo locale e rimanere in spiaggia dopo il tramonto a mangiare zuppa di fagioli con mochi e a godersi il cielo stellato.

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Naruto ricorda. Intervista a Marco Gigliotti. Lupe – Letteratura selvaggia
Free Myself di Jigitz, Spiderman e Il barone rampante sono alcuni dei consigli che Valeria Ferrari ci regala in questo video.

Il suo Biondo cenere, che trovate sul primo numero di Lupe, inizia così: « Non so esattamente cosa mi trattenne per tutta la notte in quel posto così desolato. A ripensarci oggi, mi rendo conto di quanto tutto fosse inquietante e pieno di potenziali pericoli. Ma la paura e l’eccitazione sono sentimenti molto simili tra loro.»

Nell’intervista che le abbiamo fatto Valeria ci racconta la genesi del suo racconto, il percorso che l’ha portata a scrivere e quelli che sono stati i modelli pop della sua adolescenza.

Valeria Ferrari è nata a Reggio Emilia nel 1992 e ha vissuto per diversi anni ad Amsterdam, dove ha ottenuto un dottorato in diritto dei media. Fa parte del collettivo Slutty Urbanism, che unisce studi sul femminismo, critica dei media digitali e urbanistica. Ha pubblicato saggi e poesie in riviste indipendenti in italiano e in inglese. Attualmente, a Bologna, vive di lavori precari tra università e cooperative sociali.

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Biondo Cenere. Intervista a Valeria Ferrari. Lupe ̶ Letteratura selvaggia
Cos’hanno in comune Matilda, Jessica Fletcher, Buddy Holly, Carbondale e il White Lady?
Scopritelo guardando l’intervista a Catherine Foulkrod, autrice di "Il bianco in ogni macchia scura" per il primo numero di «Lupe  ̶  Letteratura selvaggia».

"Il bianco in ogni macchia scura" di Catherine Foulkrod ha tre protagonisti che risultano improbabili già a partire dai loro nomi: lui è Motherman, lei è Silowski, la loro figlioletta si chiama Boo Boo. Lingua, immagini e sviluppo della trama procedono di pari passo nel creare un’atmosfera sempre più disturbante e una serie di slittamenti emotivi che potete godervi grazie alla puntuale e sempre efficace traduzione di Agnese Cossu.

Catherine pubblicherà il suo romanzo d’esordio "Don’t Cure Me" per McSweeney’s Books nel 2027. 

Potete leggere suoi articoli e racconti in inglese su «The Believer», «New York Tyrant», «Unsaid», «Bookforum», in spagnolo su «El Malpensante» e in italiano su «Colla – Una rivista letteraria in crisi.»

Catherine fa parte, inoltre, del consiglio di amministrazione della Giancarlo DiTrapano Foundation for Literature and the Arts.

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Il bianco in ogni macchia scura. Intervista a Catherine Foulkrod | Lupe – Letteratura selvaggia
Fosca Navarra ha appena pubblicato "La notte fa ancora paura" (Minimum Fax, 2025) di cui vi raccomandiamo caldamente l’acquisto. 

Ma prima di dedicarsi al suo romanzo d’esordio, per il primo numero di «Lupe – Letteratura selvaggia» Fosca aveva scritto "La serra", un racconto che si apre con un «lago […] gremito di giovani corpi nudi e luccicanti, che in lontananza si confondevano in masse di quarzo rosa, d’avorio e occhio di tigre». 

I corpi di "La serra" vivono forse in un futuro prossimo o forse in una distopia del presente, ma ci raccontano di noi, degli eventi da cui distogliamo lo sguardo, delle parole che non riusciamo più a pronunciare, del baratro da cui non possiamo a fuggire perché ce l’abbiamo dentro.

Scoprite Fosca Navarra con noi in questo video: che musica ascolta, qual era la serie tv preferita della sua adolescenza, cosa pensa di Roma, con quale grande autore del passato prenderebbe un aperitivo, come funziona il suo processo di scrittura, che differenza c’è per lei tra scrivere prosa e poesia (è anche autrice della raccolta poetica "Perdutamente", uscita per Ensemble nel 2023), i romanzi che l’hanno ispirata.

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La serra. Intervista a Fosca Navarra | Lupe – Letteratura selvaggia
Un sogno ricorrente. Il mistero della storia. La perdita del significato. Sono i temi di "L’ultimo giorno a Roma", il primo racconto scritto in italiano da David Laskin. 

Durante questa chiacchierata David ci ha parlato di come si è innamorato di Roma e della nostra lingua, dei suoi primi passi nell’editoria statunitense e di "What Sammy Knew" (Penguin Books, 2021), un romanzo di formazione ambientato nella New York degli anni ’70, il suo esordio nel genere dopo una lunga carriera da scrittore di non-fiction. 

Tra le opere più note di David ci sono "The Children’s Blizzard" (Harper, 2004), che ha vinto il Washington State Book Award e il Midwest Booksellers Choice Award, "The Long Way Home: An American Journey from Ellis Island to the Great War" (Penguin Books, 2013) e "The Family: A Journey into the Heart of the 20th Century" (HarperCollins, 2010): per questi ultimi due libri è stato premiato con il Washington State Book Award.

David Laskin scrive anche per la sezione viaggi del «New York Times» e ha collaborato con numerosi altri giornali, tra questi il «Washington Post» e il «Wall Street Journal». 

Di suo in italiano potete leggere, oltre al racconto pubblicato su Lupe, "La tempesta dei bambini" (Gingko Edizioni, 2014) e l’articolo "La lunga strada dell’acqua ai tempi dei romani" sull’«Internazionale».

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